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Nola, crisi politica: tutti fanno il proprio gioco, ma il sindaco da le carte. Ecco quali sono stati i passaggi cruciali che hanno portato alle dimissioni


Nola – Quello che accadrà in questi giorni, nessun può dirlo. Sono troppe le variabili in gioco per riuscire a capire se il sindaco Gaetano Minieri ritirerà o meno le dimissioni.

Che ci fosse un confronto in atto, all’interno della maggioranza, era noto da tempo: in ballo, la composizione della giunta politica e l’inevitabile discussione sugli assessorati. Succede a tutte le coalizioni dover affrontare, arrivati ad un certo punto, lo spinoso tema delle divisioni delle deleghe e stabilire il criterio di distribuzione delle stesse in proporzione alla rappresentanza in consiglio comunale. Il dibattito, dopo un congelamento a causa dell’emergenza Covid, era ancora agli inizi. All’improvviso sono intervenute le dimissioni del sindaco. Ci si chiede dunque: ma qual è stata la goccia che ha fatto traboccare il vaso? Il sindaco Minieri ha parlato “di attacchi provenienti ad ogni operato”, non specificando la natura degli stessi né la provenienza.

Il riferimento, però, appare diretto alle eventuali pressioni in merito alle richieste sulla nuova giunta politica. Il “sentiment” della cittadinanza intanto sembra inequivocabile: chiede il ritorno del sindaco e che non si interrompa questa esperienza amministrativa.

Al tempo stesso, però, non comprende il vero motivo di questa crisi, giunta quasi al punto di non ritorno. Al momento, i protagonisti non parlano. I consiglieri di maggioranza, al di là di generiche frasi di vicinanza al sindaco, non dicono. Anche l’opposizione mantiene la consegna del silenzio. Tutto questo, però, alimenta la confusione.

Volendo allineare i fatti, uno dietro l’altro, va detto che l’amministrazione è partita con una “tregua armata”. L’incipit è stata una giunta tecnica espressione esclusivamente del sindaco e “mal digerita” dalle liste. Ad attenuare il malumore un documento unitario, sottoscritto da tutti, che fissava al 31 marzo l’inizio di una fase 2, quella per l’appunto della giunta politica.

Poi sono cominciati ad affiorare i primi segnali di disunione. A febbraio, l’adesione del consigliere Antonio De Lucia a Fratelli d’Italia rompeva la caratterizzazione civica della coalizione, sebbene, all’interno del Consiglio comunale, non si sia mai mosso dal suo gruppo di appartenenza, la lista “Nola 801”. Ciò provocava, però, la presa di distanza dei responsabili della formazione civica.

Poi si è avuto il passaggio di Salvatore Notaro da Uniti per Nola all’altra lista della maggioranza, Più Nola. Ed infine, il passaggio Francesco Pizzella dalla lista “Nola in Movimento” (che ora non ha più rappresentanti in Consiglio) a Nola Democratica. Due mosse, quest’ ultime, finalizzate soprattutto a contare di più al “tavolo delle trattative”, arginando il peso della lista numericamente più consistente, Uniti per Nola che conta ancora 6 consiglieri comunali. A seguire Più Nola con 4, Nola democratica con 4, e Nola 801 con 1. Da questi numeri dovrà scaturire la sintesi. Nel frattempo, nelle scorse settimane, lo stesso documento in cui si era trovata una sofferta intesa è stato disconosciuto da una parte della maggioranza. Alla fine le dimissioni del sindaco possono essere lette anche come la volontà di segnare un ruolo: le “carte” le da il primo cittadino. Nel mezzo, ora, opera la diplomazia: gli spazi per un’ intesa ci sono, ma in tanti si chiedono: “Durerà?”. Ai posteri l’ardua sentenza

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