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Nola, "pre - dissesto": preoccupanti indicazioni sullo stato finanziario nella relazione della Commissione prefettizia. L'ex maggioranza chiederà accesso agli atti per proporre un eventuale ricorso


Nola – L’approvazione del rendiconto di gestione 2017 da parte del Commissione prefettizia chiusasi anche con la richiesta di adesione alla procedura di pre-dissesto, ha certificato, tra l’ altro, numerose criticità all’interno del bilancio comunale. Il tutto è contenuto nella relazione sullo stato finanziario dell’ente che ripercorre analiticamente tutte le questioni dolenti, diverse delle quali già note da tempo e che secondo il documento, non sarebbero mai state affrontate con la dovuta efficacia, restituendo il quadro di “affanno” economico - finanziario che ne scaturisce.

 

In primo luogo c’è da registrare l’elevato numero di somme pignorate, così come evidenziato dallo stesso tesoriere comunale, con la presenza di molteplici azioni coattive da parte di numerosi creditori a causa dei gravi ritardi nei pagamenti e di ordinativi di spesa in assenza dei relativi impegni. Presso la tesoreria, alla data del 29 ottobre, risultano pignorate somme pari ad oltre 3 milioni di euro.

Una situazione che ha sancito un rating per il Comune di Nola particolarmente negativo pari, in gergo tecnico, a “C5 – Debole”.

Di grande rilevanza è il capitolo delle somme che il Comune vanta nei confronti del Ministero di Grazia e Giustizia in relazione alle anticipazioni sostenute per il funzionamento del tribunale, in base ad una vecchia legge dello Stato superata con la legge di Stabilità del 2015. In bilancio viene da tempo manutenuta una somma in entrata di circa 6 milioni di euro; si tratta di un credito che dovrebbe essere il frutto di una rendicontazione di prestazioni e servizi effettuati negli anni dal Comune per la manutenzione degli uffici giudiziari sul territorio, oltre all’accollo delle utenze elettriche e telefoniche. “Rendicontazione – si legge nella relazione – di cui non si è trovata traccia”.

Per quanto riguarda le entrate proprie del Comune, viene sottolineato come fino a giugno del 2018, l’ente si sia avvalso del supporto dell’Agenzia di Sviluppo dell’Area nolana, il cui servizio si concretizzava in un’attività di assistenza – collaborazione su tutte le problematiche inerenti i maggiori tributi. In questo caso, l’attività di accertamento dell’elusione ed evasione dell’Imu e della Tari, viene giudicata “insufficiente e carente”. In particolare, per quanto concerne la Tari, viene rimarcato l’alto tasso di contenzioso presente. A chiamare l’Ente davanti alla Magistratura tributaria è soprattutto il distretto Cis – Interporto – Vulcano Buono. Non risulta poi effettuato alcun censimento dell’area industriale né il Suap (Sportello unnico attività produttive) interagisce con l’ufficio tributi al momento del rilascio di nuove autorizzazioni, rendendo impossibile censire, di fatto, nei database tributari, le nuove attività imprenditoriali che se non si autodenunciano, diventano sconosciute all’ufficio tributi del Comune.

 

Altra anomalia è legata all’incongruenza rilevata dall’incrocio tra l’anagrafe dei nuclei familiari e i ruoli Tari che ha rilevato ben 4.048 nuclei familiari, potenzialmente evasori. La media degli ultimi 5 anni della sola riscossione ordinaria della Tarsu, poi Tares, ed infine Tari, restituisce una percentuale di riscossione pari al solo 31,91%. Un dato del tutto insufficiente per coprire i costi, considerato che dall’imposta si ricava il 100% delle risorse per il pagamento delle voci di spese del servizio di raccolta e smaltimento rifiuti. Nei prossimi giorni è possibile che esponenti dell’ex maggioranza possano avanzare richiesta di accesso agli atti per un eventuale ricorso alla richiesta di pre – dissesto. A non convincere sarebbe proprio la svalutazione dei crediti che si ritiene sia stata operata in maniera eccessiva, determinando il disavanzo di 33 milioni di euro. 

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