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Incendio cereria Nappi, dopo 52 mesi arriva la sentenza di condanna. Forum Ambiente area nolana: "Riconosciuto danno ambientale, ora subito bonifica dell'area


Nola - Quattro anni e mezzo dopo il 14 luglio 2013, si conclude la vicenda dell'incendio della Cereria Nappi, che distrusse l’area PIP di Saviano, a pochi metri dall’abitato di via Polveriera a Nola.

Il giudice monocratico del Tribunale di Nola, Agnese Di Iorio, ha condannato il proprietario del capannone industriale, Francesco Basile, a un anno di reclusione per incendio colposo, oltre che al pagamento delle spese processuali e al risarcimento provvisionale per la compagnia assicurativa. In precedenza, il proprietario della cereria Carlo Nappi era già ricorso al patteggiamento della pena.

Soddisfazione da parte del Forum Ambiente area nolana, costituitosi parte civile nel procedimento penale, che ha ottenuto l'importante riconoscimento del danno ambientale causato dall'incendio.
L’enorme rogo fu domato dai Vigili del Fuoco solo dopo una settimana, con esalazioni nocive di fumi durate per oltre un mese, che provocarono sintomi da intossicazione acuta tra i residenti della zona.

L'assenza delle istituzioni ha costretto l’associazione a sostituirsi ad esse, affrontando da sola l’intero iter processuale, incaricando il legale Felice Petillo e l’ingegnere Nello De Sena come consulente tecnico di parte, ottenendo un risultato che poteva essere ancora più incisivo e condiviso.
Sono rimasti, infatti, lettera morta gli appelli fatti ai sindaci di Saviano, Carmine Sommese, e di Nola, Geremia Biancardi, affinché le amministrazioni comunali si costituissero parte civile, in rappresentanza delle comunità locali così gravemente colpite. Né l’Asl Napoli 3 Sud né i Comuni colpiti diedero indicazioni alla popolazione sui comportamenti da osservare, se non un superficiale manifesto affisso due settimane dopo l'accaduto. Né tanto meno furono chieste analisi approfondite all’Arpac, se non dietro le pressioni dei residenti e delle associazioni ecologiste. Un’imperdonabile superficialità viste le contraddizioni presenti nelle indagini dell’Arpac, che evidenziarono la sola presenza di fumo bianco e odore di citronella, elementi in contrasto con la realtà immortalata da foto, video e testimonianze.

Concluso il processo, resta in primo piano la questione sanitaria e ambientale. I resti degli stabilimenti incendiati sono, infatti, ancora presenti in loco, nell’attesa di una bonifica. Se non messi adeguatamente in sicurezza e rimossi, questi residui possono avere un grave impatto sull’ambiente e l’incolumità pubblica.
Ad oggi, inoltre, risulta ancora senza esito il procedimento avviato presso la Procura della Repubblica, nato dallo stralcio del processo appena conclusosi. Il suddetto procedimento indaga sul reato di adulterazione colposa di sostanze alimentari (art. 440 del codice penale) e sulle responsabilità del mancato intervento degli organi istituzionali preposti. Il Forum intende continuare a monitorare la vicenda ambientale e l'azione giudiziaria in tutte le sedi, affinché la cittadinanza possa ottenere il giusto 

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