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Nola, Villaggio del bronzo sommerso da erbacce. I lavori per la realizzazione del parco della preistoria sono terminati da tempo: da oltre un anno non si sblocca la questione relativa alla gestione


Nola – Due fogli di carta con scritto su “Vergogna!”: uno appiccicato al cancello d’ ingresso, l’altro sul cartello che indica che il sito è di competenza della Soprintendenza. L’autore dell’iniziativa è ignoto ma in una parola ha rappresentato al meglio lo stato di degrado in cui si trova attualmente il “Villaggio preistorico”.

 

Dopo il completamento del parco preistorico, da oltre un anno, la sua apertura è sbandierata come imminente. Annuncio dopo annuncio, ormai siamo giunti ad una nuova estate senza un nulla di fatto.

E mentre si decide cosa fare, i segni dell’incuria e dell’abbadono sono ormai più che evidenti.

Perfino lo spiazzale antistante, è ostaggio del degrado e dei rifiuti.

L’erbacce e la vegetazione spontanea hanno praticamente ricoperto il sito,compreso i pannelli didattici e le stesse capanne ricostruite. Un vero e proprio pugno nell’occhio se si considera l’alto valore storico del sito, una delle testimonianze più straordinarie del periodo preistorico. Al momento restano sconosciute le cause che impediscono l’apertura del parco anche perché anche gli ultimi interventi sono stati completati da tempo. A curare il programma dei lavori è stata la Soprintendenza: secondo indiscrezioni l’ultimo ostacolo è rappresentato dall’individuazione di un efficace e non eccessivamente dispendioso modello di gestione del sito. Superato questo aspetto tutto sarà pronto per avviare concretamente il progetto. L’opera nasce con una finalità didattica: la ricostruzione della capanne, i panelli e gli altri percorsi presenti nel Parco, consentiranno ai visitatori di poter comprendere al meglio la vita che si svolgeva in un villaggio dell’età del bronzo.

La struttura che comunque dovrà essere inaugurata, si spera a breve costituirà una vera e propria attrazione del territorio, ed avrà come utenza non solo le scuole ma anche quella fascia di turisti fortemente affascinata dall’archeologia. Non a caso saranno previsti, così come annunciato più volte, laboratori di vario genere come quelli di archeologia sperimentale.

La vicenda del “Villaggio preistorico” è lunga e complessa. Per anni si è coltivato il sogno di poter sistemare le capanne originali, emerse nel corso di uno scavo per la realizzazione di un esercizio commerciale. Il sito infatti rappresenta una delle testimonianze più eclatanti dell’età del bronzo. Ad essere ritrovati, nel momento ella scoperta, circa dieci anni fa, sono stati preziosi monili, carcasse degli animali, e perfino le orme degli abitanti di quella comunità che confusamente cercarono di trovare riparo dai lapilli dell’eruzione del Vesuvio di circa 4000 anni fa, nota come quella delle “pomici di Avellino”.

Non si sa se quegli uomini trovarono o meno la salvezza: quello che resta è la testimonianza della loro esistenza impressa negli oggetti e nelle stesse capanne del Villaggio. Purtroppo ciò che non è riuscito a fare il materiale piroclastico del vulcano ha fatto invece una falda acquifera che negli ultimi anni ha aggredito pericolosamente il sito. Tutti i tentativi,compresa l’istallazione di pompe idrovore, non sono riusciti a contenere l’innalzamento del livello dell’acqua. Speriamo che la lentezza della burocrazia non aggravi ancora di più la situazione.

 

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