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Marigliano, la battaglia di Ciro Ponzo per la giustizia negata a suo figlio Bruno, morto in un incidente stradale


Marigliano – “Un caso di giustizia negata”. La definisce così, Ciro Ponzo, la vicenda processuale, conclusasi alcune settimane fa, legata alla morte di suo figlio Bruno, morto nel 2017 nel corso di un incidente d’ auto a causa della perdita di controllo della vettura da parte del conducente, un altro giovane che si scoprirà essere, al momento dell’impatto, sotto effetto di stupefacenti. L’imputato, dopo aver tentato di depistare le indagini, è stato condannato, anche a seguito della scelta di patteggiamento della pena, a quattro anni di reclusione. I giudici hanno respinto ogni aggravante, oltre ad aver escluso l’ipotesi dell’omissione di soccorso. Morale della favola, anzi della tragedia, il colpevole, pur essendo effettivamente responsabile della morte di Bruno, non farà, così come non ha fatto fino ad oggi (nonostante sia risultato positivo ai test tossicologici), nemmeno un giorno di galera, visto che la legge lo esclude per pene fino a quattro anni. E tutto questo in barba al tanto sbandierato reato di omicidio stradale.

Un epilogo amaro che per la famiglia della vittima rappresenta un ulteriore colpo da mandare giù, anche perché la condotta dell’accusato è apparsa tutt’ altro che collaborativa nella ricostruzione della veridicità dei fatti. Sin dai primi momenti dell’incidente, la preoccupazione del giovane alla guida è stata solo quella di far sparire le tracce della droga presente in auto, raccontando che l’impatto era stato causato da una manovra maldestra di un'altra vettura. Versione, questa, smentita successivamente dall’altro occupante che ha confessato come la perdita di controllo dell’auto sia stata provocata solo ed unicamente dall’eccessiva velocità e dall’assunzione di varie droghe da parte del condannato. Nei minuti successivi al sinistro, quest’ ultimo ha inoltre chiamato un suo cugino per ripulire la vetture dalla presenza della droga senza minimamente preoccuparsi di aiutare Bruno che soggiaceva in un terreno vicino, dopo essere stato sbalzato all’esterno dell’abitacolo.

Tutto questo è emerso nel corso del processo, così come la positività dell’imputato ai test tossicologici, ma non è servito ad emettere una sentenza adeguata alla gravità del fatto. Il papà di Bruno, Ciro, non si arrende e annuncia di voler portare avanti una battaglia di sensibilizzazione affinché non si ripetano in futuro aberrazioni di questo tipo, inducendo, addirittura, le persone a considerare l’incidente stradale come una forma “attenuata” di omicidio. “Stiamo organizzando una fiaccola in memoria di mio figlio – dichiara Ciro Ponzo – per le strade di Marigliano. Continuerò questa battaglia affinché il sacrificio di Bruno non resti vano, forte anche del grande consenso che sta raccogliendo la nostra iniziativa che è mossa solo da un senso di giustizia e di tutela del diritto alla vita”.

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